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Superbollo, arriva la top ten delle auto che lo pagano

Una nota dolente: così viene percepito il sovrapprezzo del “superbollo”, il sistema di tassazione sulle vetture introdotto nel 2011 con il cosiddetto Decreto Salva Italia varato dall’allora Governo Monti, inizialmente destinato ad autovetture e autoveicoli dedicati al trasporto di persone e cose che vantassero potenza superiore ai 225 chilowatt e progressivamente “sceso” fino agli attuali 185 chilowatt.

Risultati inferiori alle previsioni

Questa tassa supplementare ha penalizzato in parte il mercato dei bolidi su quattro ruote, e secondo gli analisti è corresponsabile del calo del parco macchine di grossa cilindrata, passato dall’essere composto nel 2011 da 217 mila modelli alle 183 unità del 2014. Un crollo progressivo, che ha di conseguenza ridotto anche la portata prevista degli incassi per le casse dello Stato: invece dei 168 milioni attesi, alla fine nel primo periodo sono entrati solo 60 milioni di euro.

Una tassa in più

E nonostante vari annunci, a distanza di sei anni il superbollo è ancora vivo e attivo, e anzi lo scorso 31 maggio è scaduto l’ultimo termine per il pagamento relativo alle auto di grossa cilindrata con bollo scadente ad aprile 2017. Come spiegato nell’approfondimento di FissoVariabile.it, l’addizionale erariale alla tassa automobilistica costa venti euro per ogni kilowatt di potenza del veicolo che superi i 185 Kw. Per il calcolo superbollo, inoltre, si valuta anche la data di costruzione dell’auto, visto che c’è una riduzione del pagamento dopo cinque, dieci e quindici anni e la tassa non è più dovuta dopo i 20 anni di età della vettura.

Il crollo del mercato

Oltre al “fastidio” e al costo aggiuntivo per chi ha un’auto potente, il superbollo ha avuto altre controindicazioni, come la svalutazione dei mezzi coinvolti: come rivelato da una recente analisi, nel primo anno di applicazione piena della sovrattassa, il 2012, le esportazioni delle superauto sono cresciute del 115%, mentre la tendenza è a dir poco crollata nel biennio successivo, toccando il 14% nel 2014.

Effetti indesiderati

In pratica, con questa scelta è stato fortemente penalizzato l’indotto generato dalle auto “potenti”, una risorsa che invece bisognava favorire in altri modi, anche perché già “ostacolato” dai premi assicurativi, che tendono a crescere con la potenza e il livello del veicolo, e dagli inevitabili costi di gestione.

La classifica dell’usato potente

Approfondendo questi dati, comunque, è stato possibile stilare una classifica delle auto con potenza superiore ai 185 kW più diffuse sul mercato dell’usato in Italia, che in qualche modo resistono al peso del superbollo. Al primo posto c’è la Maserati Ghibli, prodotta dal 2014, che supera il Suv Maserati Levante (2016) e l’altro modello della casa del Tritone, il più “anziano” Quattroporte (avviato nel 2008).

Richiesti oltre la crisi (e il superbollo)

Tra gli esemplari che continuano a conquistare i favori degli acquirenti ci sono poi la Ferrari F430 (2006) e la sua più recente sorella Ferrari 458 (2012), mentre al sesto posto torna ancora una supercar, la Maserati GranTurismo (2010),; dopo la Ferrari 360 del 2001 – il modello più anziano della top ten – il mercato dell’usato italiano premia anche due Lamborghini: la Gallardo (2007) e la Huracan (2015), che confermano la voglia di “potenza” che contraddistingue gli automobilisti tricolore.

Autore: Marco Bruzzone

26 anni, diplomato all'istituto tecnico industriale (indirizzo informatico) di Genova, si appassiona fin da subito al mondo della tecnologia e di internet. A Novembre 2015 fonda il sito StreetPost.it dove attualmente collabora come web master e copywriter.

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