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Politica monetaria e BCE

Ogni giorno al telegiornale o sui quotidiani si legge di politica monetaria, banche centrali, mercati finanziari, inflazione, deflazione, tassi di interesse. E non solo notizie collegate all’Italia o all’Europa, ma ormai si tratta di aggiornamenti costanti provenienti da ogni parte del globo. In questo contesto, non è affatto facile riuscire a comprendere i meccanismi e i risvolti che stanno dietro alla maggior parte delle risoluzioni.

Bce

Tornando indietro con la memoria, abbiamo imparato dai libri di economia che se si accresce il volume di moneta in circolazione si accresce di conseguenza anche l’inflazione. Secondariamente, sappiamo che l’espansione monetaria, ovvero proprio l’incremento della quantità della valuta messa in circolazione, comporta una riduzione dei tassi di interesse; tutto ciò per favorire il credito, i prestiti, sia alle famiglie che alle imprese. Come diretta conseguenza, sulle piazze borsistiche, le azioni acquisiscono maggiore attrattiva rispetto alle obbligazioni che, al contrario, subiscono gli effetti del taglio dei tassi.

Tutti questi meccanismi studiati sulla carta però non sembrano più funzionare nella realtà; soprattutto il passaggio di liquidità dalle istituzioni centrali all’economia reale non sembra essere un dispositivo ben oliato. Proprio per questo, per esempio, la Banca Centrale Europea sta studiando e mettendo sul piatto della bilancia sempre nuove misure espansive; pensiamo al costante aumento del quantitative easing (ossia l’immissione di nuova liquidità direttamente sui mercati finanziari), nonché al fatto che ha portato i tassi di interesse a zero. Nonostante gli sforzi, tuttavia, non si riescono comunque a tenere stabili i prezzi, l’obiettivo principale di qualsiasi banca centrale.

L’obiettivo della Banca Centrale Europea in merito all’inflazione è quello di arrivare alla soglia del 2%, un valore che deve riguardare il medio periodo. Per questa ragione, la Bce deve necessariamente avere in mano delle previsioni sul prossimo futuro, cosa che può realizzarsi tramite l’utilizzo di indici forward. In particolare, l’istituto di Francoforte fa uso dell’indice inflation euro 5y5y, che analizza le aspettative sull’inflazione da qui ai prossimi cinque anni. Ebbene, il suddetto indice è al momento all’1.4% e quindi molto prossimo al valore minimo mai toccato da quando è in vigore l’eurozona (1,36%). Questo significa che le aspettative non sono affatto rosee: secondo i mercati, da qui ai prossimi cinque anni, la Bce non sarà in grado di mantenere i prezzi stabili e quindi non verrà raggiunto il livello del 2% di inflazione. La politica monetaria, in altre parole, appare per molti versi inadeguata a fronteggiare la situazione economica attuale.

Autore: Marco Bruzzone

26 anni, diplomato all'istituto tecnico industriale (indirizzo informatico) di Genova, si appassiona fin da subito al mondo della tecnologia e di internet. A Novembre 2015 fonda il sito StreetPost.it dove attualmente collabora come web master e copywriter.

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